L’antico documento della Guaita

Nell’Archivio storico della Diocesi di Volterra è conservata una pergamena del 1158, la “carta di Travale”, nota anche come “Guaita di Travale”, in cui viene riportata in quella che veniva definita lingua volgare, una tra le prime testimonianze della lingua italiana.
Le interpretazioni sono varie: “Guardia, fa’ la guardia male! Io non mangiai mai mezzo pane“, come un invito imperativo, rivolto a se stesso (questa è l’ipotesi più accettata); oppure: «La guardia fa male la guardia. Io non mangiai mai mezzo pane.», come narrativo. Qualche studioso ha pensato che il testo possa essere l’inizio di un ritmo giul­laresco; qualcuno ancora che Malfredo abbia camuffato il pro­prio disagio sotto quelle parole, per far capire ai signori che non faceva volentieri, data la sua estrema indigenza, il servizio di guardia; tanto che, capita l’antifona, egli venne dispensa­to dal servizio. Questo piccolo centro, caposaldo nel medioevo della famiglia Pannocchieschi, custodisce gelosamente questa fondamentale fonte storica da cui si svilupperà, nei secoli a venire, la nostra attuale lingua italiana.

This old and important document (1158) is conserved in the Archives of the Diocese of Volterra. The “carta di Travale”, also known as “Guaita di Travale”, represent a rare and very old example of progenitor of the Italian language!
The interpretations are different: “Guard, is’ the guard hurt! I never ate half a bread“, as an invitation imperative, to himself (this is the most accepted hypothesis); or, “The guard hurts guard. I never ate half a bread” as narrative.. This small town, controlled in medieval times by the noble family of Pannocchieschi, jealously guards this fundamental historical source from which will develop, in the centuries to come, our current Italian.

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